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    L'ANNAFFIATURA 

L'acqua serve a disciogliere i sali minerali presenti nel terreno, creando la soluzione circolante.L'annaffiatura migliore sarebbe con l’acqua distillata, dall'alto, a pioggia delicata. Né l'acqua di rubinetto, spesso ricca di ioni non graditi, né tantomeno l'acqua minerale, costituiscono l'ideale irrigazione. 

QUANDO

Nelle stagioni intermedie, primavera ed autunno, quando le temperature non sono troppo fredde o troppo calde, si può annaffiare in ogni ora della giornata, a patto di ricordarsi che le piante sono organismi abitudinari.
In inverno è bene annaffiare la mattina quanto prima possibile, per dar modo al terreno di arrivare alla notte, nel momento di minima temperatura, con la minor quantità d'acqua possibile, considerando che quest'ultima gela più facilmente della terra.
D'estate, o quando fa molto caldo in genere, sarebbe utile irrigare la sera tarda, non solo per una questione di temperatura del vaso, ma anche e sopratutto perchè è solo durante la notte che la pianta, riaprendo gli stomi, chiusi durante il giorno per evitare la disidratazione, reinnesca il processo di traspirazione e consente l'assorbimento dell'acqua da parte delle radici, che permette alle piante di fare quella provvista di umidità necessaria per passare senza danni le ore più calde del giorno successivo.

 CON CHE COSA

Ho già detto che l'acqua distillata è la cosa ideale; ma se non fosse facile reperirla nella quantità necessaria, quella di rubinetto può non essere dannosa a patto di usarla correttamente. Nel caso bisogna avere a disposizione uno o più recipienti (tinozza, bacinella, annaffiatoio, ecc.) in grado di contenere l'acqua sufficente ad annaffiare tutti i Bonsai, che andranno riempiti dopo aver annaffiato, in modo da far riposare l'acqua, tra un' annaffiatura e l'altra. Gli scopi sono: far evaporare il cloro, dannoso e notevolmente presente; portare l'acqua ad una temperatura simile a quella del terriccio, in modo di evitare shock termici in caso di emergenze fuori orario; arricchirla di ossigeno; far depositare una seppur minima parte di carbonato di calcio (calcare).
A proposito di quest'ultimo è opportuno dire che l'unico sistema di decalcificazione valido a tutti gli effetti è quello con resine a scambio potassico. Al contrario le resine a scambio sodico producono acqua forse più dannosa nel terreno ma utili per le irrorazioni della chioma, mentre i decalcificatori magnetici producono un leggero effetto positivo a livello di terreno ma non della parte aerea della pianta.
Buona e sufficente pratica è comunque non bagnare la chioma, quando si annaffia con acqua contenente calcare, sopratutto per le conifere.

 OGNI QUANTO

E' questa una domanda alla quale non v'è risposta certa. Il turno (distanza in giorni tra una annaffiatura e l'altra) dipende da talmente tanti fattori (grandezza del vaso, specie, età, tipo di terreno, clima, esposizione, ubicazione, quantità di chioma presente, stato di salute, ecc.) che è impossibile stabilirlo a priori.
La regola generale, tra l'altro molto semplice, e di annaffiare solo quando il terreno si mostra ben asciutto, in superficie; è bene arrivare sempre molto vicino al momento in cui la pianta comincia a mostrare i primi sintomi della mancanza. E' anche consigliabile talvolta, per le piante che lo fanno, arrivare al punto di vedere le punte dei germogli e le foglie che si abbassano, anche per sperimentare fino a che punto può arrivare ad essere asciutto il terreno. Per quei Bonsai che non mostrano la carenza d'acqua (conifere, ficus,ecc) molto utile al suddetto scopo è lasciare, se dovesse spuntar, un'infestante a foglia intera e larga (niente trifogli o graminacee) annaffiando quando lei abbassa le foglie.
Ma se cerchiamo alla domanda "ogni quanto..." una risposta, l'unica è sicuramente quella che mi diede Shinigi Ogasawara:
"Se tu ami la tua pianta, sarà lei a dirti quando ha bisogno di acqua". Se all'epoca mi sembrò la solita frase da giapponese, in seguito capii tutte le verità che nascondeva: è solo l'amore per i propri Bonsai che spinge l'appassionato ad effettuare immancabilmente tutti i giorni una visita di pochi minuti per controllare l'acqua, è la passione che rende il suo sguardo attento ai segni più o meno evidenti della mancanza o dell'eccesso.
E' l'esperienza che si acquisisce con questo rituale che ci permette di imparare, fino al punto in cui saremo in grado di prevedere, prima ancora della visita, quali Bonsai saranno da annaffiare e quali no. 

COME

La maniera più corretta di annaffiare è dall'alto con una pioggia delicata.
Questo non solo per una questione di mera imitazione, ma perchè questo naturale passaggio dall'alto in basso, scatena una serie di meccanismi fisiologici nel terreno, in assenza dei quali, seppur in modo non incisivo, viene a determinarsi un'alterazione. Ad esempio verrebbe a mancare il benefico deflusso, dai fori sottostanti il vaso, di una seppur minima, quantità di sali dannosi.
Sono proprio questi i difetti dell'annaffiatura per immersione, che d'altra parte ha anche due vantaggi: è sicuramente meno impegnativa, basta poggiare la pianta in una bacinella con l'acqua che non tracima dal bordo del vaso e tornare dopo 5 minuti, sicuri che la terra sia completamente bagnata e non smuove il terreno, difatti è assolutamente consigliata nel primo mese di rinvaso. Lo spruzzatore è una via di mezzo rispetto ai primi 2 sistemi, con il difetto di essere molto lento e di avere un'azione battente dannosa all struttura di superficie.

 CARENZA

Sintomi visibili: diversi a seconda del tipo di foglia; nella maggior parte dei casi queste si presentano accartocciate, si sbriciolano tra le dita e si decolorano. Il danno è forte se la foglia, pur accartocciata, rimane verde o tende lentamente al marrone e se rimane attaccata.
Il danno è limitato se alcune foglie si ridistendono, se la decolorazione riguarda solo le foglie vecchie e tende al giallo, se le foglie decolorate cadono velocemente.
Rimedi: Appena ci si accorge del danno, immergere completamente nell'acqua il bonsai per un paio d'ore, per poi metterlo nel posto più umido e fresco che avete per alcuni giorni, passati i quali bisognerà asportare tutte le foglie e i rami che eventualmente fossero disseccati.

 ECCESSO

Sintomi visibili: Deposito di calcare sul bordo del vaso, sulla superficie del terreno e sulla base del tronco, che tra l'altro rimane umida a lungo dopo l'innaffiatura; imbrunimento morbido (non si sbriciola tra le dita) dell'apice dei germogli e delle foglie, che talvolta si estende a macchie grandi e tonde sui bordi.
Decolorazione del lembo fogliare. Nello stadio finale i germogli e le foglie mostrano carenza d'acqua pur con il terreno bagnato ( a causa del marciume radicale).
Rimedi: Di solito è sufficiente ridurre al minimo gli interventi di irrigazione, spostare la pianta nel posto più arieggiato e luminoso possibile e concimare con poco Azoto e molto Fosforo e Potassio. Se stimate che la situazione dell'apparato radicale sia molto compromessa, utile può essere un trattamento con un fungicida sistemico, specifico per la disinfezione del terreno.

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