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FISIOLOGIA VEGETALE 

LE PARTI DI UNA PIANTA
La pianta sulla quale intendiamo focalizzare la nostra attenzione è un albero e su questa particolare forma vegetale intendiamo approfondire le conoscenze utili per la coltivazione, conservazione o creazione di un bonsai.

L'albero è composto da:

  • una parte sotterranea, costituita dalle radici;
  • una parte emergente, costituita dal tronco;
  • una parte aerea, costituita dai rami e dalle foglie, la chioma.

Ricordiamo anche che il limite tra le radici ed il tronco è denominato colletto.

Se dovessimo costruire un albero con le nostre mani, il materiale più idoneo sarebbe costituito da una serie di tubicini che dovremmo unire in un grosso fascio per formare il tronco, dal quale fare dipartire fasci minori per creare la ramificazione e le radici. La parte del fascio più interna alla pianta è costituita da tubicini ostruiti con cellule morte ed indurite. E' denominata legno o durarne ed ha la funzione di struttura portante dell'albero e dei rami. Nella parte più esterna, nella quale si svolge l'attività vitale della pianta, vi sono altri due ordini di tubicini formati da cellule vive.

Quelli più all'interno, coriacei ed impermeabili, detti vasi legnosi costituiscono lo xilema ed hanno la funzione di trasportare la linfa grezza; quelli più all'esterno, teneri e permeabili, detti vasi cribrosi, costituiscono il floema e trasportano e distribuiscono la linfa elaborata. Vedremo poi che tra questi e quelli esiste un cuscinetto di tessuto importantissimo chiamato cambio.

Nella parte ancora più esterna della pianta si trova la corteccia che avvolge l'albero con funzioni protettive ed è composta da diversi strati di cellule invecchiate e morte dei vasi cribrosi. Possiamo capire che tutto ciò, in un primo momento, possa apparire di difficile memorizzazione e forse, per maggior chiarezza, è opportuno che diate uno sguardo al disegno schematizzato: cercate di ricordare particolarmente l'esistenza del doppio sistema in cui la linfa grezza sale e la linfa elaborata scende.

 COME SI NUTRE UNA PIANTA
Dopo aver parlato di linfa grezza e di linfa elaborata, è necessario approfondire la differenza esistente tra le due.Il sistema nutritivo di una pianta può essere in qualche modo paragonato a quello degli animali, nel senso che anche nelle piante esiste una doppia circolazione e gli elementi nutritivi presenti nel terreno devono essere elaborati e trasformati prima della loro utilizzazione. Ecco allora che i tubicini, posti nella parte interna, servono a trasportare gli elementi nutritivi che, utilizzando l'acqua quale veicolo, costituiscono la linfa grezza, ricca delle sostanze minerali assorbite dal terreno, che vengono così sospinte fino alle foglie.

Queste ultime hanno la capacità di realizzare uno stupendo processo denominato fotosintesi clorofilliana, attraverso il quale i sali minerali vengono trasformati in zuccheri e proteine. Tali elementi nutritivi, utilizzati dalla pianta, vanno a costituire con l'acqua la linfa elaborata e, tramite i tubicini più esterni, raggiungono tutte le cellule, comprese quelle delle radici. La pianta, per una parte, utilizza gli elementi nutritivi per la sua crescita, mentre per l'altra parte, costituisce delle riserve che vengono immagazzinate per essere utilizzate nella primavera successiva oppure in caso di necessità determinata da qualche situazione avversa.

Il termine fotosintesi ci deve far ricordare che, per attivare il processo di trasformazione, le foglie hanno bisogno della luce. Questo processo, enormemente semplificato nei termini, ci interessa per poter fare delle considerazioni volte a sfatare dei luoghi comuni.

Forse abbiamo sempre pensato che fossero le radici a nutrire direttamente la pianta, come se mangiassero e producessero linfa elaborata. In realtà abbiamo visto che le radici sono dei semplici conduttori di linfa grezza, che per poter essere utilizzata deve subire un processo di elaborazione a livello delle foglie. Solo dopo la trasformazione dei sali minerali in elementi nutritivi, la linfa scende lungo il tronco arrivando fino alle cellule delle radici per nutrirle e farle avanzare nel terreno.

Tutto questo spiega anche la necessità che le piante, in particolare quelle che in autunno perdono le foglie, hanno di immagazzinare elementi nutritivi. In effetti se così non fosse, al risveglio primaverile ed in assenza delle foglie, non potrebbero disporre dell'energia necessaria per la ripresa vegetativa.

Tali riserve, come abbiamo già detto, possono essere utilizzate anche in altre circostanze: ad esempio quando la perdita delle foglie non è determinata dalla stagione autunnale ma da qualche avversità (colpo di secco) o dalla nostra volontà come nel caso della defogliazione.

Va da se che, dopo ognuno di questi eventi, la pianta deve avere la possibilità di ricostituire le proprie riserve e dobbiamo tenerne conto quando siamo noi a procurare la perdita delle foglie.

Per completare il discorso è necessario chiarire che, il settore delle radici che assorbe gli elementi nutritivi, è solamente quello che si trova nella parte finale delle stesse, mentre la restante parte serve per il trasporto verso il tronco e per sostenere la parte aerea della pianta.

Questa parte finale, che noi possiamo vedere al momento del rinvaso delle nostre piante, è costituita da radichette molto sottili, le cui estremità chiamate cuffie avanzano in continuazione nel terreno. Le radichette sono inoltre ricoperte da sottili filamenti detti peli, radicali, ed è attraverso questi che vengono filtrati e assorbiti i sali minerali.

Cercate di memorizzare il fatto che le radici continuano ad avanzare nel terreno e che i peli radicali hanno una vita di breve durata venendo continuamente sostituiti.

 

ATTENTI AGLI ECCESSI

Abbiamo visto come si nutre una pianta ed è opportuno ora ritornare sull’argomento in particolare per convincerci sul fatto che la somministrazione di sali minerali in eccesso è sempre dannosa diventando addirittura letale. Quasi sempre infatti siamo portati ad abbondare nella somministrazione delle sostanze nutritive (in particolare con i concimi chimici) per cui fare chiarezza sui meccanismi che regolano il passaggio delle sostanze nutritive dal terreno alle radici, possa evitare notevoli danni.

Dobbiamo premettere che le sostanze nutritive, in soluzione acquosa, vengono assorbite dalla pianta attraverso i peli radicali, per essere convogliate, prima dalle radici e poi dai tubicini esistenti nella parte interna del tronco fino alle foglie dove avviene, con la fotosintesi clorofilliana, la meravigliosa trasformazione della linfa grezza in linfa elaborata. Ora per  poter raggiungere le foglie, che in qualche caso sono distanti decine di metri dalle radici, le sostanze nutritive, si avvalgono di alcuni fenomeni na­turali e di leggi fisiche che operano a loro favore.

In primo luogo la capillarità che è un fenomeno del quale tutti abbiamo avuto modo di prendere cognizione quando, immergendo un pezzo di spago o una fibra naturale o vegetale nell’acqua ad un suo estremo, lentamente abbiamo visto che l’acqua veniva convogliata all’altro estremo e ciò anche se questo era collocato più in alto. Questo fenomeno si ripete anche nei capillari del legno (quelli che sono posti all’interno del tronco e fanno risalire la linfa grezza) i quali inoltre, essendo rigidi ed impermeabili, accelerano il movimento verso l’alto della linfa grezza che viene risucchiata dai vuoti che si creano al loro interno per effetto dell’evaporazione che continuamente avviene a livello delle foglie.

Un ultimo fenomeno che ci interessa per valutare il meccanismo di nutrimento delle piante è quello dell’osmosi. Per spiegare questo fenomeno potremmo dire che l’acqua esistente all’interno del pelo radicale, attira quella ricca di sali minerali che circonda il pelo radicale stesso sino al raggiungimento di un certo livello di concentrazione di tali sali e la convoglia verso le foglie. In presenza di una concentrazione eccessiva, avviene il fenomeno contrario ed è l’acqua dei peli radicali ad essere richiamata all’esterno con il conseguente avvizzimento di questi ultimi. E’ quindi indispensabile seguire attentamente le avvertenze e le quantità che sono sempre indicate sulle confezioni dei buoni concimi per evitare l’irreparabile. Infatti quando i sintomi di ciò che sta avvenendo sono visibili a livello aereo, quasi sicuramente ormai tutto l’apparato radicale è compromesso.

Molto meno problematico risulta essere l’uso di concime organico, per altro quasi sempre accompagnato dal problema della reperibilità e del cattivo odore, oppure dei concimi tipo "Osmokote” a lenta cessione.

Dato che ci siamo soffermati sull’apparato radicale potremmo anche smentire il concetto secondo il quale le pianticelle bonsai rimangono piccole per effetto dei continui rinvasi e potature delle radici.

Noi invece, avendo imparato che le radici continuano a crescere e che la loro parte attiva è solamente quella terminale dove si trovano i peli radicali che hanno una vita effimera e si rigenerano, sappiamo la motivazione per la quale dobbiamo spesso rinvasare e accorciare le radici. Infatti essendo il bonsai collocato in uno spazio estremamente ristretto delimitato dal vaso, ben presto le radici occupano tutto lo spazio disponibile, viene bloccata la loro possibilità di crescita e viene a mancare l’effetto tampone del terreno quasi inesistente.
Con il rinvaso e I'accorciamento delle radici noi ricambiamo il terreno e le radici hanno modo di riformare un loro apparato efficiente molto vicino al tronco. Per tali necessità i bonsai, particolarmente se in formazione, vanno rinvasati annualmente; ribadendo il concetto che ciò vale esclusivamente con riferimento alle latifoglie. Vedremo che per le conifere il discorso è molto diverso per cui per il momento, essendo piante con reazioni molto lente, potete astenervi dall’effettuare trapianti.

E’ bene dire subito quale è il momento per effettuare i rinvasi limitandoci a memorizzare alcune considerazioni fondamentali.

Crediamo di poter contare sul fatto che anche i principianti sappiano che le piante cosiddette caducifoglie nel periodo invernale vanno in dormienza, cioè assumono una posizione di letargo durante la quale la vegetazione si arresta. Al ritorno della primavera, con cadenze diverse a seconda della specie, le piante si risvegliano e dalle gemme nascono i nuovi fiori e la nuova vegetazione per la ripresa di un altro ciclo vegetativo; quando le gemme si inturgidiscono e prima che esplodano nella nuova vegetazione, quello è il momento migliore per effettuare il rinvaso.

Dobbiamo ricordare che in una pianta esiste un’armonica situazione, creata dalla pianta stessa, tra la quantità di vegetazione aerea e di quella sotterranea. Infatti per garantire un sufficiente apporto di linfa grezza e di umidità necessaria a tutta la ramificazione la stessa deve poter contare su un efficiente e sufficiente apparato radicale. Ciò vuol dire che, ad ogni rinvaso, con la riduzione dell’apparato radicale, dobbiamo anche necessariamente operare una potatura della parte aerea che assicurarci del fatto che le foglie, nel momento che si saranno distese uscendo dalla gemma, possano avere tutta l’umidità di cui hanno bisogno.

Vedremo un giorno che nel caso in cui si dovesse procedere ad un trapianto fuori stagione per effetto di un trauma, una malattia, un prelevamento in natura non del tutto tempestivo, per avere qualche possibilità di ripresa della pianta si dovrà diminuirne la traspirazione con una potatura molto drastica riducendo notevolmente i rami. Ciò anche a scapito della sagoma della pianta che verrà ricostruita in futuro.

Avrete capito che la vita delle piante e quindi quella dei bonsai dipende direttamente dall’acqua e dalla luce, ma anche in questo caso, l’eccesso di una o dell’altra può essere controproducente e portare alla perdita della pianta stessa.

Per quanto riguarda l’eccesso di luce forse dovremmo parlare più corretta­mente di eccesso all’esposizione dei raggi solari che, in piante con foglie piuttosto delicate (aceri), possono provocarne il disseccamento.

Problema molto più frequente è quello dell’eccesso di acqua.

Sul modo e sulle quantità di acqua da dare alle vostre pianticelle troverete degli interi trattati che, alla fine vi avranno probabilmente creato della confusione.

Dobbiamo ricordare che anche l’apparato radicale ha bisogno di respirare per cui, una continua immersione nell’acqua, letteralmente lo asfissia. Ciò vuol dire che la nostra pianta dovrà avere la possibilità di avere a disposizione dell’acqua, ma questo non ci deve far pensare a trasformarla in una Mangrovia.

Per chi possiede un numero modesto di piante la cosa forse più semplice è quella di provvedere all’irrigazione con una immersione del vaso, fino al bordo dello stesso, in un contenitore di acqua, lasciando che la terra si inzuppi per 10-15 minuti. Estraendo il vaso, l’acqua in eccesso esce dai fori di drenaggio e richiama verso le radici l’ossigeno necessario alla loro respirazione. Fino a quando il terreno del vaso non risulta asciutto non è il caso di ripetere l’operazione.

Per un numero maggiore di piante la cosa migliore sarebbe quella di costruirsi un piccolo impianto a goccia con un timer erogatore che, una o due volte al giorno e per 20-30 minuti, fornisca ai vasi la quantità di acqua necessaria. Se si dispone dello spazio necessario la cosa è più difficile da dirsi che da farsi e la spesa è ampiamente ripagata dalla tranquillità e dalla autonomia che ne derivano.

Resta il tradizionale metodo dell'annaffiatoio, dotato di rosetta a fori molto piccoli, con il quale si deve somministrare l’acqua gradualmente fino a quando la stessa non fuoriesca dai fori di drenaggio.

Purtroppo l’acqua di cui ora disponiamo non è il massimo per le aspettative delle piante.

Dovreste cercare di eliminare eventuali eccessi di calcare con gli appositi prodotti esistenti in commercio e gli eccessi di cloro preparando l’acqua da usare in un contenitore almeno un giorno prima.

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Circolazione della linfa

 

Esiste una doppia circolazione e gli elementi nutritivi presenti nel terreno devono essere elaborati e trasformati prima della loro utilizzazione.

Ecco allora che i tubicini, posti nella parte interna, servono a trasportare gli elementi nutritivi che, utilizzando  come veicolo l'acqua, costituiscono la linfa grezza, ricca di sostanze minerali assorbite dal terreno, che vengono così sospinte fino alle foglie.

Queste ultime hanno la capacità di realizzare uno stupendo processo, denominato fotosintesi clorofilliana, attraverso il quale, i sali minerali vengono trasformati in zuccheri e proteine. Tali elementi nutritivi, utilizzati dalla pianta, vanno a costituire con l'acqua la linfa elaborata e, tramite i tubicini più esterni, raggiungono tutte le cellule, comprese quelle delle radici. La pianta, utilizza una parte degli elementi nutritivi per la sua crescita, mentre con l'altra parte, costituisce delle riserve che vengono immagazzinate per essere utilizzate nella primavera successiva. Il termine fotosintesi ci deve far ricordare che, per attivare il processo di trasformazione, le foglie hanno bisogno della luce; questo processo, enormemente semplificato nei termini, c’interessa per poter fare delle considerazioni, volte a sfatare dei luoghi comuni.

Abbiamo sempre pensato che fossero le radici a nutrire direttamente la pianta, come se mangiassero e producessero linfa elaborata, in realtà abbiamo visto che le radici sono dei semplici conduttori di linfa grezza, che per poter essere utilizzata deve subire un processo d’elaborazione a livello delle foglie. Solo dopo la trasformazione dei sali minerali in elementi nutritivi, la linfa scende lungo il tronco arrivando fino alle cellule delle radici per nutrirle e farle avanzare nel terreno.

Tutto questo spiega anche la necessità che le piante, in particolare quelle che in autunno perdono le foglie, hanno di immagazzinare elementi nutritivi. In effetti, se così non fosse, al risveglio primaverile ed in assenza delle foglie, non potrebbero disporre dell'energia necessaria per la ripresa vegetativa.

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