Home page
Presentazione
L'azienda
Recapiti
Attività
Foto
Link
Copyright
 
   

 
     TERRENO E CONCIMAZIONE

 COSTITUENTI DEL TERRENO
Terreno o suolo è lo strato detritico superficiale delle terre emerse suscettibile di ospitare le piante, le quali lo utilizzano come fonte di acqua, di sali nutritivi e come sostegno.
Il terreno è l'ecosistema più importante per la vita dell'uomo e degli animali terrestri, in esso infatti si compiono e si concludono i fondamentali cicli biologici, sintesi della sostanza organica e sua distruzione. Il terreno è la risultante della disgregazione e alterazione delle rocce per azioni di diversa natura.
Le funzioni del terreno sono esplicate in quanto esso è un sistema estremamente complesso risultante dalla coesistenza di svariate componenti: sostanze minerali, sostanze organiche, organismi viventi, acqua ed aria.

1) Sostanze minerali.
Le particelle minerali che costituiscono la maggior parte della fase solida del terreno (oltre il 95%, salvo i terreni organici e torbosi), sono derivati dal materiale roccioso originario; esse sono una mescolanza di particelle differenti in dimensione, in composizione e in proprietà fisiche e chimiche. Certe particelle hanno conservato fondamentalmente immutata la natura del minerale originario, come il quarzo in forma di granelli di sabbia; altre, originatesi da materiali meno resistenti, sono profondamente trasformate, come le argille, derivate dai feldspati. Altri importanti costituenti inorganici sono gli ossidi e gli idrossidi metallici (di ferro e di alluminio) e i carbonati (soprattutto diffuso è quello di calcio).

2)Sostanza organica.
È la frazione solida del suolo non minerale, ma derivante da organismi diversi. Tutte le sostanze organiche morte, come i residui della vegetazione, il letame, le spoglie di animali, ecc. appena giungono nel terreno vengono rapidamente attaccati e trasformati da innumerevoli organismi terricoli.
Durante questo complesso processo di degradazione si forma una quantità di composti intermedi e, alla fine, un materiale divenuto di struttura amorfa e di colore scuro detto humus. La quantità di sostanza organica presente nel terreno varia molto: nella maggior parte dei casi essa è compresa tra il 2 e il 5 % con estremi anche di molto inferiori o superiori a questi limiti medi. Nonostante la sostanza organica rappresenti una frazione assai piccola del terreno, essa è tuttavia un costituente di importanza assolutamente fondamentale per l'agricoltura.

3)Organismi terricoli.
Il terreno è abitato, oltre che alle radici delle piante superiori, da una grande varietà di forme di vita animali e vegetali. Il peso totale degli organismi, escluse le piante superiori, presenti nei primi 30 cm di un terreno fertile è stato calcolato in alcune decine di quintali per ettaro. Gli animali superiori terricoli, come topi, talpe, arvicole, ecc. sono generalmente dannosi, in quanto i vantaggi che essi recano smovendo il terreno e lasciando i loro residui non compensano il danno che cagionano alle piante coltivate.
Gli artropodi (insetti, acari, millepiedi, ecc.) sono numerosissimi e hanno vita breve: quando non sono direttamente dannosi attaccando le colture contribuiscono attivamente alla prima decomposizione delle sostanze organiche morte, rendono soffice il terreno movendosi, e lo arricchiscono della loro sostanza organica quando muoiono. I vermi superiori o lombrichi sono di grandissima utilità nella complessa opera di disgregazione della sostanza organica anche perché operano spostamenti di terreno dagli strati più profondi a quelli superficiali, con notevoli benefici per il terreno. Molto dannosi soni i vermi inferiori (nematodi) che determinano vere e proprie malattie in molte piante. .
I funghi sono spesso dannosi perché attaccano le piante coltivate, ma quelli saprofiti svolgono utilissime attività disgregando i residui organici morti.
Le alghe non sono molto comuni nel terreno, tuttavia si debbono giudicare utili quando sono presenti perché arricchiscono il suolo di ossigeno.
Di tutti gli esseri viventi nel terreno i più universalmente diffusi ed i più importanti per numero e per attività sono i batteri: molte funzioni e proprietà del terreno sono dovute proprio a questa microflora batterica.

4) Acqua.
L'acqua, così come l'aria, nel terreno trova la sua sede negli interstizi che i costituenti solidi lasciano interposti tra loro.
L'acqua del terreno è in realtà una soluzione diluitissima di sali minerali. L'acqua del terreno si trova con questo in rapporti fisico-chimici di natura diversa e quindi in stati di diversissimo valore per le piante, come si vedrà meglio in seguito.

5) Aria.
L'aria si trova negli interstizi del terreno non occupati dall'acqua; se si aggiunge acqua al terreno l'aria ne viene scacciata: è in conseguenza di ciò che le radici delle piante si trovano carenti di ossigeno in terreni sommersi o molto umidi.
Le componenti del terreno non sono isolate o indipendenti, ma tra loro intimamente collegate in un groviglio di interazioni di enorme complessità, tanto che modificandone una possono aversi imprevedibili e lontanissime ripercussioni sulle altre: è evidente che ciò rende lo studio del terreno molto difficile.
Le variabili condizioni che si generano dalle azioni e interazioni delle componenti del terreno (condizioni che per di più dipendono strettamente anche dalle condizioni climatiche) influiscono profondamente sulla vita dei vegetali, ossia sulla fertilità del suolo, attraverso una serie di così dette proprietà del terreno, che schematicamente possono essere raggruppate in proprietà chimiche, biologiche e fisiche.

CENNI SULLE PROPRIETÀ CHIMICHE DEL TERRENO.

1) Soluzione circolante.
La fase liquida del terreno di cui si è sopra accennato col termine d’acqua è in realtà una soluzione diluitissima di sali, detta soluzione circolante perché caratterizzata da estrema variabilità e mobilità; essa è il mezzo dal quale le piante traggono le sostanze nutritive e l'acqua necessarie al loro metabolismo. Le sostanze disciolte provengono dalle particelle solide del terreno, minerali e organiche, dai concimi somministrati dall'uomo, dai sali portati dalle acque d’irrigazione o di pioggia. I sali minerali presenti nella soluzione circolante generalmente si trovano dissociati in ioni.

2) Potere assorbente.
Il terreno ha la proprietà di sottrarre e trattenere dalle soluzioni o sospensioni poste a suo contatto componenti di natura diversa. Tale caratteristica, detta potere assorbente, è di natura complessa.
Dal punto di vista agrario l'aspetto più importante è certamente il potere d'assorbimento cationico, detto anche potere di scambio, dovuto ai colloidi elettronegativi del suolo (argilla e humus), che fissano gli ioni carichi positivamente (cationi) della soluzione circolante.
L'importanza pratica del potere assorbente è evidente e grandissima: elementi nutritivi apportati con i concimi che altrimenti potrebbero andare dispersi per dilavamento sono tenuti immagazzinati al sicuro, pur mantenendosi disponibili per le piante.

3)Reazione.
La reazione del terreno o pH è un carattere di notevolissima importanza per le piante per gli effetti diretti o indiretti che determina. Un pH troppo alto o troppo basso può essere improprio per la vita o le funzioni dell'apparato radicale. Ma soprattutto importanti sono gli effetti indiretti dell'acidità o dell'alcalinità: di molti fondamentali elementi nutritivi (ferro, manganese, rame, fosforo, ecc.) varia grandemente I'assimilabilità col variare del pH; in certi casi essi diventano totalmente inutilizzabili.
Gli organismi del terreno hanno un'attività che è decisamente influenzata dal pH: per esempio in terreni acidi i batteri vivono e agiscono stentatamente, mentre i funghi prosperano; pertanto è chiaro come tutte le attività biologiche che hanno sede nel terreno risentiranno della sua reazione. In genere i terreni acidi e subacidi si trovano nelle zone a clima molto piovoso dove il dilavamento dei sali solubili è intenso. Viceversa, i terreni alcalini sono frequenti nelle regioni aride dove il dilavamento è scarso o nullo e dove, invece, l'intensa evaporazione superficiale provoca movimenti di risalita d’acqua e di sali solubili dagli strati profondi.
 
CENNI SULLE PROPRIETÀ BIOLOGICHE DEL TERRENO.


Le attività biologiche di primaria importanza dal punto di vista della coltivazione che avvengono nel terreno sono le seguenti.

Umificazione.

Le materie organiche che, sotto forma di residui vegetali, di spoglie animali, di concime organico o altro, vanno ad arricchire il terreno, sono subito aggredite dai vari organismi terricoli; dopo un breve tempo la sostanza organica è diminuita di peso e trasformata profondamente. Alla fine di questo processo di umificazione si ha una massa colloidale, amorfa, nerastra chiamata humus.
Mineralizzazione.
La sostanza organica umificata va incontro ad un ulteriore processo di degradazione che la trasforma in composti estremamente semplici: acqua, anidride carbonica, ammoniaca e altri sali minerali. La mineralizzazione può essere considerata consistere di due tappe successive: ammonizzazione e nitrificazione.
· Ammonizzazione: è la formazione di azoto ammoniacale ad opera microbica nel processo di mineralizzazione dell'humus.
· Nitrificazione: l'ammoniaca ad opera di particolari batteri nitrificanti, viene ossidata in acido nitroso prima e nitrico poi.
Questa reazione è straordinariamente importante per le piante le quali utilizzano pochissimo azoto ammoniacale, preferendo nettamente quello nitrico.
Denitrificazione.
E' un processo biochimico molto nocivo per l'economia dell'azoto del terreno, consistente nel passaggio dell'azoto nitrico ad azoto elementare o ad ossidi di azoto gassosi che, quindi, si disperdono nell'atmosfera. Questo processo assume un’intensità notevole nei terreni poco arieggiati, asfittici, contenenti acqua in eccesso.
Fissazione dell'azoto atmosferico.
Nel terreno esistono anche microbi detti azoto-fissatori capaci di assimilare I'azoto gassoso dall'atmosfera. Un gruppo di tali microbi vive liberamente nel terreno (azotofissatori non simbiotici) e la sua importanza pratica è limitata; un altro gruppo, ben più interessante, vive sulle radici di particolari piante, soprattutto leguminose, in simbiosi con esse (azotofissatori simbiotici: Bacillus radicicola). Tali microrganismi combinano l'azoto dell'atmosfera circolante nel terreno con gli idrati di carbonio elaborati dalla pianta ospite; questa poi utilizza la sostanza azotata dei loro corpi. Il terreno attraverso i residui delle leguminose si arricchisce così di azoto per il quale l'agricoltore non deve ricorrere a investimenti di capitale. Peraltro in termini energetici I'azotofissazione costa assai: è stato calcolato che per fissare una parte di azoto il complesso simbiotico "leguminosa-Bacillus radicicola " consuma l'energia contenuta in circa trenta parti di carboidrati ( Loomis ).
 

FISICA DEL TERRENO

 TESSITURA (O GRANA).
La fase solida del terreno consiste di particelle di dimensioni variabilissime, dalle più piccole, che si trovano allo stato colloidale, alle più grosse, che si presentano come granuli di sabbia, ciottoli o pietre. Le particelle elementari costituenti il suolo possono trovarsi allo stato disperso o, se fine, in condizioni di aggregazione, a formare zolle, zollette o grumi.
Le dimensioni delle particelle elementari allo stato di completa dispersione definiscono la tessitura o grana di un terreno: con questo termine infatti s'intendono le proporzioni relative delle varie categorie dimensionali, stabilite per convenzione, delle particelle costituenti un terreno. In base a una convenzione internazionale ormai comunemente accettata, il terreno viene prima di tutto diviso in scheletro (comprendente le particelle con diametro superiore a 2 mm) e in terra fina (diametro < 2 mm). La tessitura di un terreno viene definita in base all'analisi fisico-meccanica o, più precisamente, granulometrica, e viene espressa con aggettivi che si riferiscono all'importanza relativa, delle varie frazioni, valutata in base agli effetti impartiti. I vari componenti impartiscono al terreno caratteristiche particolari, ma questa caratterizzazione è espressa da percentuali molto diverse delle varie categorie dimensionali: così, per essere definito sabbioso un terreno deve contenere almeno il 70-80 % di sabbia, ma basta già un 25 % di argilla per assegnare ad un terreno la qualifica di argilloso; analogamente, già col 10 % di sostanza organica un suolo è definito organico; sono chiamati pietrosi, ciottolosi o ghiaiosi i terreni con più del 40 % di scheletro.
La tessitura di un terreno si definisce attraverso diversi sistemi convenzionali di classificazione. Lo scheletro conferisce incoerenza e scarsa capacità di trattenere l'acqua; inoltre i frammenti più grossolani sono di impedimento alle lavorazioni e allo sviluppo radicale delle piante.
La sabbia, che generalmente consiste di granuli di detriti rocciosi vari (soprattutto silicei e calcarei), impartisce al terreno scioltezza e permeabilità; è un fattore di divisione del suolo, che favorisce la lavorazione e la penetrazione dell'acqua e dell'aria. E' evidente che due terreni, pur contenendo le stesse percentuali di sabbia, possono presentare caratteri spiccatamente diversi secondo che la sabbia abbia le dimensioni minime o quelle massime che sono proprie della sua classe.
La frazione argilliforme è la più fina del terreno; il costituente più comune di questa classe granulometrica è l'argilla o, più esattamente, le argille (poiché n’esistono diversi tipi).
Il limo comprende elementi di diversissima natura chimica; le sue proprietà sono intermedie tra quelle della sabbia fina e dell'argilla, ma in genere più vicine a quest'ultima. Anche in questo caso la natura di terreni limosi può essere molto diversa, secondo che il limo sia prevalentemente rappresentato da particelle vicine al limite superiore o inferiore della sua classe granulometrica (0,02 o 0,002 mm di diametro).
 Una definizione assai comune è quella di terreno di medio impasto o terra franca: è questa la miglior tipologia di terreno coltivabile che, per giudizio concorde di tutti gli agronomi, si possa immaginare.
La sua composizione è la seguente:
Scheletro: assente
Sabbia grossa: 30-50%
Sabbia fina: 15-30%
Limo: 10-15%
Argilla: 5-10%
Calcare: 1-5%
Sostanza organica: 3-5%

Un substrato così fatto è l'ideale per ogni coltura: in pratica molte terre da orto sono il risultato di manipolazioni che le avvicinano molto a quest’ideale agronomico.
Da quanto ora esposto risulta che per assicurare la migliore fertilità di un terreno
le diverse classi granulometriche devono essere tutte rappresentate in armoniche proporzioni; in altre parole che quando le proporzioni di un certo costituente oltrepassano un limite determinato la fertilità del suolo ne viene ad essere diminuita.
È evidente che l'agricoltore potrà interferire effetti sensibili in piccola quantità (sostanza organica, calcare) : questa possibilità è sfruttata nelle tecniche di ammendamento.

POROSITÀ.
Il terreno è una massa discontinua di particelle solide che lasciano interposti tra loro interstizi di forma e dimensione variabili. La porosità quindi esprime il grado in cui la massa di suolo è permeata da pori o interstizi. Il destino degli spazi vuoti del terreno è di essere occupati dall'acqua e dall'aria: nel caso di terreni molto secchi, quasi esclusivamente da aria; nel caso di terreni saturi, da acqua. E' in questi spazi vuoti che l'acqua, l'aria, le radici e i microrganismi si muovono, si sviluppano, agiscono.
Ai fini della fertilità del terreno e della crescita delle piante è assolutamente fondamentale che l'acqua e l'aria siano presenti entro la porosità in proporzione giustamente equilibrate: in particolare l'aria non dovrebbe mai scendere ad occupare meno del 15-20 % della porosità, pena grave la compromissione della vita degli organismi terricoli per mancanza o scarsità di ossigeno. Altresì l'acqua non dovrebbe scendere mai fino al punto di provocare sofferenza al vegetale. Il valore assoluto della porosità ha un'importanza assai modesta nel caratterizzare le proprietà di un terreno: importanza molto maggiore ha la dimensione, la forma e la distribuzione dei pori. Per la miglior comprensione di questo fatto, di notevole utilità risulta la distinzione tra microporosità e macroporosità.
Microporosità (o porosità capillare) è il volume complessivo dei pori o interstizi aventi dimensione tanto piccola che la tensione capillare supera la forza di gravità.
Macroporosità (o porosità non capillare) è la parte di porosità avente dimensioni tali da non trattenere l'acqua contro l'azione della forza di gravità.
Nella microporosità l'acqua tende a trattenersi anche a lungo: essa corrisponde alla capacità per l'acqua del terreno.
Nella macroporosità l'acqua eventualmente presente viene rapidamente rimossa dall'azione della forza di gravità.
Ai fini della vita delle piante è indispensabile che micro e macroporosità siano equilibratamente rappresentate nel terreno: idealmente il 50% della porosità dovrebbe essere sotto forma di microporosità, e l'altro 50% sotto forma di macroporosità.
Un eccesso di macroporosità si verifica in terreni sabbiosi e ha come dirette conseguenze scarsa capacità di trattenuta per l'acqua e abbondante (talora eccessivo) arieggiamento. Questa condizione non è sfavorevole alla vita dei vegetali, a condizione che non manchi l'assiduo rifornimento di sostanza organica e d'acqua: nelle colture idroponiche il substrato è di ghiaia grossa, eppure le condizioni sono ottimali per lo sviluppo delle piante, dato che l'acqua e il nutrimento non mancano.
Un eccesso di microporosità ha le seguenti conseguenze:
a) l'acqua di pioggia o d'irrigazione s’infiltra con difficoltà nel terreno;
b) l'acqua penetrata nel terreno è in gran parte trattenuta contro la forza di gravità dalla tensione capillare, e perciò resta a lungo a saturare i micropori;
c) l'aria è scacciata dall'acqua e le radici, trovando poco ossigeno, hanno difficoltà ad espandersi e ad assorbire;
d) la flora microbica più favorevole, quella aerobia, stenta e tende a prevalere quella anaerobia, sfavorevole.

L'eccesso di microporosità è temibile in tutti i terreni costituiti da particelle fine (limosi e argillosi) : infatti la dimensione dei pori è correlata direttamente con la dimensione dei granuli solidi. Nel caso di sabbia costituita da grossi granuli, anche la porosità è grossolana; nel caso di argilla o di limo le particelle molto minute delimitano pori, altresì, minutissimi.
Queste terre a grana fina sarebbero assolutamente improduttive e si presenterebbero in uno stato compatto, lapideo, se non intervenisse a condizionarne o determinarne la fertilità la struttura.  

STRUTTURA.
Da un punto di vista agronomico col termine di struttura s'intende la disposizione spaziale reciproca, ossia l'assetto, delle particelle, o granuli, costituenti il terreno. Due situazioni possono essere schematizzate.
1 ) Stato a strutturale o struttura granulare: le particelle ("granuli") di limo o di argilla o di sabbia, relativamente indipendenti l'una dall'altra, cioè in stato di completa dispersione, assumono la disposizione di massimo assestamento; se le particelle solide hanno dimensioni cospicue (sabbia) anche gli interstizi sono grandi e quindi la macroporosità è prevalente; se le particelle sono minute (limo o argilla) la porosità è tutta sotto forma di microporosità.
2) Stato strutturale o struttura grumosa o glomerulare: le particelle di suolo, specialmente
di argilla o di limo, possono dar luogo a fenomeni di aggregazione e, mediante l'intervento di cementi colloidali organici o minerali, formare grumi (chiamati anche glomeruli o aggregati) In tal modo alla microporosità esistente all'interno dei grumi si aggiunge la macroporosità che si forma tra un grumo e l'altro: così, grazie alla struttura, nei terreni limosi o argillosi si stabilisce quel giusto equilibrio tra micro e macroporosità che si è detto essere condizione indispensabile per il buon sviluppo della vita nel terreno.
Importanza della struttura.
Molte sono le ragioni dell'importanza della struttura nei suoli a grana fina e del fatto che, se è danneggiata, la fertilità declina. Grazie alla macroporosità creata dalla struttura l'acqua di superficie riesce a percolare nel sottosuolo, l'ossigeno può pervenire alle radici, I'anidride carbonica può diffondersi e disperdersi nell'atmosfera. I grumi assicurano un adeguato sostegno meccanico per le piante, ma nello stesso tempo non sono troppo coerenti da non consentire alle radici, ai lombrichi e agli altri animali di muoversi e crescere nel terreno.
Lo stato strutturale è una condizione fondamentale della fertilità solo per i terreni a grana fina: esso infatti non costituisce problema di sorta per quelli a grana grossa, i quali da un lato non possono assumerlo per la grossezza delle particelle che ne rende impossibile l'aggregazione, e dall'altro, non necessitano della struttura dato che già allo stato di massimo assestamento la loro porosità grossolana non pone problemi di circolazione d'acqua e d'aria. La struttura non è una proprietà statica, ma soggetta a una dinamica estremamente attiva che costringe l'agricoltore a una vera e propria fatica di Sisifo per ripristinare incessantemente questo stato, che vari fattori contribuiscono a demolire.

________________________

LA CONCIMAZIONE 

Per prima cosa sarà bene puntualizzare sul significato di due termini che spesso vengono confusi : Concimazione e Fertilizzazione.
Fertilizzante è qualsiasi sostanza in grado di migliorare la fertilità di un suolo; un termine, quindi, di ampio significato che comprende tre tipi di possibili interventi: la concimazione (che tende a migliorarne la capacità di nutrizione), l'ammendamento (per migliorarne la struttura o la tessitura), la correzione (per cambiarne il pH).
In definitiva un concime è definibile anche fertilizzante, ma un fertilizzante non è detto che sia un concime. Ricordando la meticolosa cura con cui un bonsaista prepara il terriccio, rarissimi o inesistenti saranno gli interventi ammendanti o correttivi; al contrario, considerando il grande consumo degli elementi nutritivi e la limitatezza del vaso, frequenti dovranno essere le concimazioni. Le piante sono organismi autotrofi, in grado quindi di sintetizzare da sole le complesse molecole organiche, partendo dall'assorbimento dal terreno di composti minerali molto semplici.
Quindici, in particolare, sono gli elementi necessari alla vita di una qualsiasi pianta.
Tre, il Carbonio, l'Idrogeno e l'Ossigeno (i cui simboli sono: C, H, O) vengono tratti direttamente dall'acqua del terreno e dall'anidride carbonica dell'aria, tutti gli altri devono essere forniti dai minerali del suolo.
Cinque di questi, Boro, Manganese, Rame, Zinco, Molibdeno (B, Mn, Cu, Zn, Mo) sono chiamati microelementi, per le minime quantità in cui sono necessari, e di cui raramente il terriccio scarseggia.
Altri quattro, Calcio, Magnesio, Zolfo, Ferro (Ca, Mg, S, Fe) vengono chiamati macroelementi secondari, perchè, pur presenti nella pianta in discreta quantità, sono generalmente presenti nel terriccio in quantità sufficienti.
Tre elementi, Azoto, Fosforo e Potassio (N, P, K), sono detti macroelementi, perchè sono assorbiti dalle piante in grande quantità e sono presenti nel terreno in quantità insufficienti ai fini bonsaistici. Sarà proprio sull'apporto frequente di questi tre elementi e saltuario dei macroelementi secondari che si baserà la concimazione. La situazione ci offre lo spunto per diverse considerazioni:
· Visto il rapporto di antagonismo tra i tre elementi principali è sconsigliabile l'apporto isolato di uno dei tre, a meno che non sia un'esigenza provata da un'analisi di laboratorio, perchè potrebbe indurre un insufficiente assorbimento degli altri due.
· Se ne deduce, inoltre, che un sintomo di carenza di uno degli elementi sulle foglie di un Bonsai, non necessariamente implica una mancanza di quell'elemento nel terreno, ma potrebbe essere conseguenza dell'eccesso di un altro che sia antagonista.
· Il rapporto di sinergismo esistente nell'assorbimento di Azoto, Magnesio e Calcio implica che una notevole carenza anche di uno solo dei tre determini un anormale assorbimento degli altri due.
L'analisi delle tre tabelle insieme ci fa capire che una concimazione perfetta presupporrebbe la conoscenza delle esigenze nutrizionali delle singole specie ( come abbiamo visto l'Olivo assorbe molto meno del Melo), in relazione anche alla fase stagionale (germogliazione, fioritura o agostamento sono periodi in cui la pianta si nutre in maniera diversa). Considerando poi che ogni Bonsai è un individuo a se e che ogni terreno è diverso da un altro, necessaria sarebbe anche un analisi delle quantità dei singoli elementi sia nella pianta che nel terreno.
Informazioni, queste, quasi impossibili da reperire per un appassionato di Bonsai, ma vedremo più avanti come sarà possibile rientrare in margini di errore accettabilissimi ed effettuare una concimazione corretta senza pretendere la perfezione. Prima, però, di arrivare alle conclusioni, sarà bene acquisire altre informazioni sui tre elementi maggiori.

AZOTO
Per capire a fondo l'importanza di questo elemento, è bene sapere che i composti che contengono Azoto rappresentano quote del peso secco di una pianta che possono giungere fino al 25%. L' Azoto entra infatti nella costituzione delle proteine, della clorofilla, degli acidi nucleici, degli alcaloidi e dei glucosidi; ciò fa intuire l'importanza di tale elemento nella vita di una pianta. L'apporto di Azoto esercita sui Bonsai una decisa azione di stimolo dell'accrescimento (sviluppo dell'apparato assimilatore, con foglie ben scure). I problemi che però derivano da un apporto eccessivo di Azoto sono diversi, tra questi sarà importante ricordare:
l) rallentamento della velocità di sviluppo (fioritura, fruttificazione e maturazione ritardate);
2) minore resistenza alle avversità;
3) più forti consumi idrici;
4) internodi più lunghi, foglie più grandi.

L' Azoto viene assorbito dalle radici di un Bonsai soprattutto sotto forma di sale (ammoniacale e nitrico) e quindi allo stato minerale; la sostanza organica, grande serbatoio di Azoto, non può essere assorbita se non dopo aver subito i processi di umificazione e mineralizzazione ad opera di microrganismi aerobici ( che vivono cioè solo in presenza di sufficienti quantità di ossigeno).
Al contrario in ambienti asfittici avviene, questa volta ad opera di batteri anaerobici, un processo inverso chiamato denitrificazione per cui l'Azoto diventa non utilizzabile per la pianta.
E per questo che l'eccesso di acqua ai nostri Bonsai provoca carenza di Azoto.
Pur essendo assorbito dalla pianta dall'inizio fino alla fine della vegetazione, vi sono stadi vegetativi in corrispondenza dei quali la pianta conosce una fame di Azoto particolarmente forte. Per quanto riguarda le piante arboree si avrà un fabbisogno maggiore in corrispondenza della fioritura e allegagione.La carenza di azoto si manifesta con:
· vegetazione stentata
· fogliame con colorazione verde pallido
· decolorazione delle foglie a partire dall'apice lungo le nervature
· maturazione accelerata
· caduta prematura delle foglie

FOSFORO
Sebbene le piante non contengano alte percentuali di Fosforo, molto evidente è l'importanza delle funzioni di questo elemento nella vita dei vegetali.
Il Fosforo, infatti, entra nella costituzione dell'ATP e ADP (responsabili degli scambi energetici) e del DNA e RNA (trasmissione dei caratteri ereditari, sintesi delle proteine); è componente di molecole che intervengono nella sintesi clorofilliana; costituisce molte sostanze di riserva come la fitina e i fosfolipidi. Il fabbisogno fosforico nelle piante giovanissime è molto elevato; in quanto, fra le altre cose, favorisce l'accrescimento dell'apparato radicale; contrariamente all'azoto però, è un fattore di precocità, (fioritura, fecondazione,maturazione accelerate). La carenza di Fosforo si manifesta con gli stessi sintomi di quella da Azoto (analoga importanza nel processo fotosintetico ); caratteristica è però una colorazione rossastra sui bordi delle foglie che in seguito disseccano. L'unica forma di Fosforo direttamente assimilabile dalle piante è quella di ione fosforico, la cui concentrazione nella soluzione circolante però può variare al variare di altri fattori.
Come nel caso dell'Azoto, in presenza di un eccesso di acqua (drenaggio insufficiente, eccesso nell'irrigazione) si ha un fenomeno di "riorganicazione" del Fosforo che ne diminuisce, se pur temporaneamente, la quantità disponibile per la pianta. Analoga diminuzione avviene anche quando il pH scende a 4-5 o se sale a livelli fortemente alcalini.
Un'altra forma di Fosforo presente nel terreno è quella organica, che rappresenta tra l'altro una quota (dal 20 al 50%) importante, soprattutto perchè costituisce una riserva, che continuativamente fornisce, tramite il processo di mineralizzazione, Fosforo assimilabile. Questo fenomeno, come abbiamo già visto, avviene al meglio in terreni ben aereati, tanto che si può dire che la velocità del processo di mineralizzazione è direttamente proporzionale alla quantità di Ossigeno che circola nel terriccio; mentre, al contrario, il processo si inverte in presenza di ristagno idrico. L'unica forma fosfatica utilizzabile dalla pianta, ione fosforico, è inoltre scarsamente mobile. Nel terreno più permeabile, per dare un'idea possiamo immaginare qualcosa di molto simile ad una spiaggia di mare, soltanto l'8.3% del concime somministrato ha oltrepassato i primi tre centimetri; addirittura, il terreno Umico-acido, molto vicino per caratteristiche ad un terriccio per Bonsai, ha trattenuto nel solo primo centimetro 99.88 dei 100 kg somministrati. 

POTASSIO
Contrariamente all' Azoto e al Fosforo, il Potassio non entra nella formula chimica di costituenti biologicamente importanti, però svolge, sotto forma minerale (catione K+ ), un'importante azione di regolatore fisiologico in una grande quantità di processi:
l) formazione e accumulo delle sostanze di riserva, con conseguente effetto benefico sull'induzione a fiore delle gemme, sulla lignificazione, sul colore dei fiori e dei frutti

2) resistenza alle avversità sia di origine parassitaria che meteorologica

3) regolazione della semipermeabilità delle membrane cellulari

4) regolazione dell'equilibrio acido-basico

5) aumento della turgescenza cellulare, ecc.

La carenza di potassio si manifesta con l'ingiallimento dei bordi del lembo fogliare che procede verso l'interno (differente dalla carenza di Azoto che procede dall'apice verso il basso lungo la nervatura mediana). Il Potassio nel terreno si trova sotto forma di:
Potassio scambiabile in equilibrio fra soluzione circolante e terreno (completamente a disposizione)
Potassio in combinazioni organiche, disponibile previa mineralizzazione;
Potassio fissato nelle cavità esagonali dei foglietti di argilla, più o meno indisponibile a seconda della natura dell'argilla;
Potassio in combinazioni minerali, disponibile previa alterazione delle argille mineralogiche (miche,feldspati, ecc.).
Anche per il Potassio, come per il Fosforo, la porzione disponibile è anche scarsamente mobile.

CONCLUSIONI
La necessità della concimazione, se parliamo di coltivazione in vaso, non è discutibile. Tutto quello che abbiamo detto finora, ci dovrebbe aver fatto capire che l'unica regola è cercare, seguendo i principi basilari, di effettuare una concimazione il meno sbagliata possibile.
Per prima cosa sarà bene reperire dei concimi quanto più completi possibile, (che contengano oltre ai tre macroelementi, anche il maggior numero possibile di microelementi); in polvere o liquidi l'importante è che siate in grado di misurarli, di solito è più semplice procurarsi una siringa per tirare 2 cc di un liquido piuttosto che una bilancia che sia in grado di pesare 2 gr, ma non è detto il contrario.
Per quanto riguarda il turno e la quantità esistono due scuole; la prima consiglia una dose piena ogni quindici giorni, l'altra mezza ogni settimana (mi riferisco ovviamente al dosaggio indicato sulla confezione); con pro e contro che si equivalgono.
Il periodo va dal risveglio vegetativo in primavera all'autunno, con l'esclusione, per le piante da esterno, del periodo eccessivamente caldo, durante il quale queste piante entrano in stasi.
Non date importanza al nome commerciale o ad eventuali specificità (concime per gerani, o per ortaggi, o per Bonsai, ecc.) sono cose che risentono più di motivazioni commerciali che tecniche; l'importante è focalizzare la propria attenzione quasi esclusivamente sul "TITOLO" ossia i 3 numeri messi tra parentesi che indicano la percentuale, nell'ordine, di Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K); diffidate dei concimi che non lo espongono.
Sarà più che sufficiente reperire tre diversi concimi proprio in base al titolo:
1)N p K equilibrati:
ad esempio
10-10-10
20-20-20
5-6-5

Da utilizzare quando massimo è il consumo di Azoto, cioè, il periodo di massima vegetazione quando le annaffiature si fanno molto frequenti, poiché in questo momento al consumo si aggiunge il dilavamento.
Controproducente si rivela l'apporto, in alte quantità, di Azoto ad inizio primavera e a fine estate, perchè nel primo caso causerebbe un'eccessiva lunghezza degli internodi e dimensione delle foglie, mentre nel secondo caso stimolerebbe il proseguimento della crescita dei germogli in un periodo in cui non ci interessa, dirottando, oltretutto, energie da processi ben più importanti
(lignificazione, accumulo delle sostanze di riserva per l'inverno, induzione a fiore delle gemme).

2) N p K a cuspide:
ad esempio
10-15 -10
20 -30 -20
5-16-6

Da utilizzare quando massima è la richiesta di Fosforo che, considerando la stretta relazione di questo elemento con la radicazione, si verifica ad esempio nelle prime concimazioni dopo il rinvaso, ad inizio primavera quando è ondamentale la veloce produzione di nuovi capillari, e comunque in ogni caso n cui si renda necessario stimolare la ripresa dell'apparato radicale,
senza la quale non è possibile avere un adeguato sviluppo vegetale

3) N p K a salire:
ad esempio
10-20-30
5 -10-15

Da utilizzare quando massima è la richiesta di Potassio: a fine estate, proprio perchè principale responsabile di quei processi, succitati, che invece l'Azoto contrastava.
In ogni momento in cui un'aumentata resistenza alle avversità si renda utile; Alternato ai primi due anche nel periodo primaverile-estivo se quella che stiamo coltivando è una pianta da fiore.
In sostituzione del precedente tipo, riducendo a due i concimi necessari, nel caso, purtroppo frequente, che non si riesca a trovare un concime con titolo a cuspide.
Si tratta quindi di alternare due o tre tipi di concime in relazione alle momentanee esigenze della pianta, pronti a modificare i programmi se eventi straordinari dovessero mutare il normale andamento fisiologico della stessa, modificando di conseguenza anche le esigenze nutrizionali. Da alcune considerazioni fatte, risulta evidente quanto inadeguato possa essere l'utilizzo dei concimi a lenta cessione, oltretutto applicati in superficie, in quanto non è,come spero abbiate capito, possibile pensare di nutrire il Bonsai per sei mesi sempre alla stessa maniera. Inoltre, l'estrema localizzazione ed a volte l'accumulo delle palline di concime, considerata la scarsissima mobilità di Fosforo e Potassio, non garantisce certo una distribuzione equilibrata.
In relazione a quanto appena detto, è bene somministrare il concime quando il terreno è umido, facendo seguire all'operazione una leggera dose di acqua pulita, favorendo così la penetrazione degli elementi nel terreno.

____________________

CORSO BONSAI PER PRINCIPIANTI   

Cos'e' un bonsai

Attrezzi

Creare su roccia

Fisiologia delle piante

Glossario

Terreno e concimazione

Annaffiatura

Il bonsai e la luna

Vasi bonsai

Manifesto corso Bonsai 2004

1° lezione         2° lezione        3° lezione       4° lezione

 

   
    Torna all'inizio - Torna alla prima pagina    
   

giacomo@bonsaiveneto.it